I ragazzi di Jo – Commento ai libri

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Ultimo capitolo della saga delle Piccole Donne, I ragazzi di Jo mi è sembrato il libro più fiacco della serie. Il romanzo racconta i percorsi dei vari protagonisti de Piccoli uomini, il volume precedente, seguendone la crescita e le varie liaisons sentimentali – l’aspetto più prevedibile e noioso a mio avviso. Sullo sfondo, immancabili, ritroviamo Jo, Meg e Amy, ormai mogli devote, madri irreprensibili e vedove rispettabili, tutte intente a guidare sulla retta via i passi dei loro figli, nipoti, protetti.
A onor del vero lo stile è impeccabile, la perfezione della forma tuttavia non basta a salvare la fragilità del contenuto. In qualche modo i vari Nat, Demi ed Emil, e tutti gli altri personaggi che popolano il mondo della Alcott, non riescono a sostenere il passaggio all’età adulta. Perdono di carisma, di personalità, rinunciano alle loro aspirazioni in favore del matrimonio e di una vita borghese da bravi padri e madri di famiglia. Uniche eccezioni fra tanti sono Dan e Nan (il primo, un ragazzo, finisce morto tra gli indiani, la seconda, una ragazza, rimane zitella e diventa infermiera. Probabilmente, se il libro fosse stato dedicato esclusivamente a loro, sarebbe stato decisamente più interessante).
Nel corso del racconto inoltre si apprende di come Jo – non è necessario ch’io stia qui a spiegare di chi sto parlando – abbia realizzato il suo sogno di ragazza e sia diventata una scrittrice di successo. Ma a quale prezzo? I lettori la perseguitano e gli editori non le danno pace, avendo trovato in lei la gallina dalle uova d’oro. Non ci vuole molta fantasia per capire che la Alcott parla di sé, tant’è, alla fine del libro, lei stessa chiarisce che le avventure della famiglia March sono concluse una volta per tutte, lasciando andare dei personaggi che probabilmente le avevano dato molto in termini economici, ma tolto altrettanto in libertà creativa.

Louisa May Alcott, I quattro libri delle piccole donne
Traduzione: L. Lamberti
Einaudi, 2017
Pagine: 1137

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